PREFAZIONE di Rosa Viola

Nel lontano 1996 mia figlia Francesca si ammalò di leucemia e la sua unica speranza di vita era legata ad un trapianto di midollo osseo.
Poiché i suoi due fratelli non erano compatibili e poiché disperavamo di trovare un donatore compatibile extra-familiare, eventualità che sapevamo rarissima, noi genitori decidemmo di avere il nostro quarto figlio.
Nel giugno del 1997 nacque Chiara, purtroppo anche lei non compatibile con Francesca.
Avevo conosciuto a quell'epoca il dott. Carlo Gaudiano, unico medico in tutta la regione che a Matera si occupava di tipizzazione tissutale, gestiva una Banca di donatori volontari di midollo osseo - alla quale anche noi ci iscrivemmo - e aveva costituito una delle prime Banche italiane ed europee per la raccolta e la manipolazione delle cellule staminali emopoietiche da sangue cordonale, in attuazione del piano sanitario regionale 1996-1998(cfr. Bollettino ufficiale della Regione Basilicata n6 del 5-2-1997 pag. 599) che aveva stanziato all'uopo appositi fondi.
Decisi di donare il cordone ombelicale di Chiara nella speranza che potesse servire ad un altro bambino che, come la mia Francesca, stava lottando contro una terribile malattia.
Partorii a Matera, presso l'Ospedale civile, dove era allocata la Banca regionale di sangue cordonale e dove il dott. Gaudiano provvide, subito dopo il parto, al prelievo del sangue cordonale di mia figlia e alla sua conservazione.
Successivamente, dopo la morte di Francesca, avendo scelto di impegnarci attivamente nel campo della donazione del midollo osseo, in collaborazione con il dott. Gaudiano e grazie alla disponibilità di alcuni operatori sanitari, ostetriche e ginecologi, avviammo un'intensa campagna di sensibilizzazione delle donne lucane nei confronti della donazione del cordone ombelicale, con risultati incoraggianti. Furono raccolti all'incirca 500 cordoni, conservati in 4 contenitori, acquistati anche con il supporto dell'Associazione donatori di midollo osseo e della mia famiglia.
Nel 2005 la Banca di sangue cordonale è stata trasferita dal Centro di Microcitemia (dove era gestita sotto la diretta responsabilità del dott. Carlo Gaudiano) al Centro Trasfusionale dello stesso Ospedale "Madonna delle Grazie" di Matera. Da allora se ne sono perse le tracce!
Nel mese luglio 2006 vengo a conoscenza, in maniera del tutto casuale, che le cellule cordonali sono state distrutte. Allarmata dalla gravità del gesto scrivo, in data 30 Agosto 2006, alla direzione generale della ASL 4 di Matera e, per conoscenza, alla Regione Basilicata, per avere informazioni ufficiali sullo stato delle cose. Non ricevo alcuna risposta!
Circa quattro mesi dopo, in prossimità delle festività natalizie, vengo contattata da una giornalista del Sole 24 ore, Rita Fatiguso, la quale stava conducendo, per il suo giornale, un'inchiesta sulle Banche italiane di cellule cordonali, le cui risultanze confluiscono in un articolo pubblicato sul Sole 24 ore il 3 marzo 2007, dal titolo: "Inattiva la banca delle staminali: a Matera l'ospedale indaga".
In data 3 aprile Carlo Vulpio scrive un articolo sul Corriere della Sera dal titolo: "Mamme donano il cordone ombelicale e a Matera ne buttano via cinquecento".
E poi scoppia il caso anche sulla stampa locale. Abbiamo ritenuto opportuno pubblicare in questa sezione tutta la documentazione resa pubblica dalla stampa nazionale e locale sulla vicenda ancora oggi dai contorni poco chiari.




La Gazzetta del Mezzogiorno - 7 aprile 2012

I cordoni ombelicali nella spazzatura
MATERA - Un parallelo tra gli embrioni distrutti al San Filippo Neri di Roma e i cordoni ombelicali di Matera finiti nella spazzatura. Nel primo caso, quello più recente, si è gridato allo scandalo e si sono mossi in tanti per individuare responsabilità. Per la vicenda lucana, invece, che risale al 2006, tutto è finito nel dimenticatoio, con l'inchiesta giudiziaria che si è risolta in un'archiviazione
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