La donazione del sangue placentare
Lo scopo della raccolta del sangue cordonale è quello di approvvigionarsi di cellule staminali, utilizzabili a scopo di trapianto.
La cellula staminale emopoietica (CSE) è l'elemento primitivo del sistema emopoietico. Ha capacità di riprodursi indefinitamente senza differenziarsi e, nelle condizioni opportune, di dare origine alle linee cellulari differenziate che costituiscono la parte corpuscolata del sangue.
Oggi i beneficiari di un trapianto di cellule staminali sono rappresentati soprattutto da pazienti colpiti da alcune forme tumorali, in particolare i pazienti ematologici affetti da linfomi o leucemie. L'Italia, tra l'altro, nell'ambito dei Paesi occidentali vanta il poco invidiabile primo posto nell'incidenza della malattia con i 10-12 nuovi casi l'anno ogni 100.000 abitanti.
Alla nascita, dopo la recisione del cordone ombelicale, il sangue che rimane al suo interno - ricco di cellule staminali - normalmente viene scartato assieme alla placenta e con esso viene gettata via una nuova speranza di cura per i pazienti in attesa di trapianto di midollo osseo e che non hanno un donatore compatibile.
L'utilizzo di questa fonte emopoietica alternativa di cellule staminali determina indubbi vantaggi di natura pratica e biologica, sia per il donatore che per il ricevente:


la donazione è volontaria, anonima e gratuita

Le mamme potranno comunque, anche al momento del parto, riconsiderare la loro decisione. Per donare è necessario essere in buone condizioni di salute e rispettare alcune semplici procedure volte al rispetto ed alla tutela del donatore e, nello stesso tempo, a minimizzare il rischio di trasmettere malattie al ricevente.
E' necessario che la coppia donatrice esprima la propria volontà, sottoscrivendo un consenso informato alla donazione che dovrà essere rinnovato al momento del ricovero per il parto e compili un questionario anamnestico che riguarda le proprie condizioni di salute e quelle dei suoi familiari diretti.
E' necessario inoltre che la madre donatrice accetti di sottoporsi a un prelievo di sangue periferico di circa 12-15ml per l'esecuzione degli esami di legge obbligatori per la donazione di sangue, esami come HBsAg, HCV, etc. che eseguirebbe comunque nel corso della gravidanza.
E' necessario infine che il personale medico verifichi le condizioni di salute del neonato alla nascita.
L'unità prelevata non è però prontamente disponibile, ma è necessario che a 6-12 mesi dal parto la mamma e il suo bimbo vengano convocati presso il centro di raccolta dove un sanitario della Banca o del Centro di Raccolta controlli nuovamente l'anamnesi familiare e del piccolo donatore; a tale proposito viene richiesto un certificato medico del pediatra che attesti la regolare evoluzione psico-somatica e l'assenza di manifestazioni cliniche da riferire a patologie di natura genetica a carico del neonato.
La madre donatrice verrà nuovamente sottoposta ad un prelievo di sangue periferico, per la ripetizione degli esami di legge obbligatori per la donazione di sangue. In ogni caso, sia che il sangue placentare sia utilizzabile oppure no, tutte le informazioni ottenute sono garantite da assoluti criteri di riservatezza.



Criteri di esclusione
Come per la donazione di sangue, esistono condizioni cliniche e comportamenti a rischio che escludono dalla donazione del sangue placentare. Alcuni criteri di ineleggibilità riguardano l'esistenza di varie patologie a carico dei genitori e/o dei familiari che possono essere rilevate con criteri anamnestici. E' questo il motivo per il quale viene richiesta alla coppia donatrice la compilazione di dettagliati questionari clinici ed anamnestici che sono di volta in volta valutati dal personale medico della Banca.

Criteri di esclusione anamnestici

Altri criteri di esclusione alla donazione sono di natura ostetrico-neonatale e vengono, di conseguenza, valutati dal personale medico e ostetrico durante la gestazione e al momento del parto:
  • Gestazione inferiore a 37 settimane
  • Rottura delle membrane superiore al 12 ore
  • Febbre della madre superiore a 38C al momento del parto
  • Parto vaginale operativo
  • Malformazioni congenite note del neonato
  • Stress fetale

Donazione dedicata
La donazione dedicata è una procedura riservata solo ai casi in cui vi sia la presenza in famiglia di un parente stretto (genitore, fratello, sorella) del nascituro, affetto da patologia in atto al momento della raccolta, per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l'utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale, previa presentazione di motivata documentazione clinico sanitaria. E' altresì consentita la conservazione di sangue da cordone ombelicale per uso delicato nel caso di famiglie ad alto rischio di avere ulteriori figli affetti da malattie geneticamente determinate, per le quali risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l'utilizzo di cellule staminali da cordone ombelicale, previa presentazione di motivata documentazione clinico sanitaria rilasciata da parte di un medico specialista in genetica medica.
Non tutte le unità prelevate sono idonee alla conservazione. La principale limitazione è rappresentata dallo scarso volume e dalla scarsa cellularità del campione.
Mediamente la quantità di sangue presente nel cordone ombelicale di 50-150ml con un contenuto cellulare che va da 0,5 a 3,5 x 109 WBC. Circa la metà delle unità raccolte ha un volume ed una cellularità che ne rendono impropria la conservazione (minore di 800 x 106 WBC).


Perché donare
La sopravvivenza di molti pazienti affetti da alcune patologie oncologiche, ematologiche, immunologiche e dismetaboliche dell'infanzia e dell'età adulta, a volte rare e gravissime, dipende dalla possibilità di effettuare un trapianto di cellule staminali e per i pazienti che non hanno un donatore familiare compatibile, il sangue cordonale donato rappresenta un'efficace alternativa al trapianto di midollo osseo.
Il sangue cordonale è stato finora utilizzato prevalentemente nella cura di bambini e di adulti di piccola taglia, dato il numero relativamente limitato di cellule staminali contenute al suo interno, ma attualmente, poiché è possibile trapiantare contestualmente due unità, viene utilizzato anche per curare pazienti con elevato peso corporeo. Tuttavia, la possibilità di avvalersi delle applicazioni terapeutiche che prevedono l'utilizzo di queste cellule è vincolata alla necessit` di reperire cellule staminali HLA compatibili, per cui la speranza che abbiamo è che ogni paziente in attesa di trapianto di cellule staminali abbia a disposizione tali cellule in grado di salvargli la vita