Perché diventare donatori di midollo osseo?
Sfortunatamente non tutti i pazienti che necessitano di un trapianto di midollo osseo trovano un donatore in famiglia o per mancanza di un fratello o di una sorella o per assenza di compatibilità. Per chi non ha un donatore familiare compatibile viene perciò avviata la ricerca di un donatore compatibile non familiare all'interno dei Registri nazionale ed internazionale dei donatori di midollo osseo. Si tratta di vere e proprie banche dati formate da individui che danno la loro disponibilità a donare una parte del proprio midollo osseo, nel caso in cui si riscontrasse una loro compatibilità con una persona gravemente malata. Non è facile reperire un donatore identico: le probabilità di trovare la compatibilità tra non consanguinei è di 1 a 100.000. Ecco perché è necessario avere un numero sempre maggiore di donatori volontari per dare a tutti gli ammalati la possibilità terapeutica offerta dal trapianto di midollo osseo.


Come si diventa donatori di midollo osseo?
Per diventare donatori di midollo osseo è necessario avere un'età compresa tra i 18 e preferibilmente i 40 anni (si resta però iscritti nella banca fino a 55 anni), oltre che un peso corporeo superiore ai 50 kg. Il portatore sano di microcitemia può essere reclutato come donatore. Naturalmente non si deve essere affetti da patologie del sangue o da malattie infettive come epatite o Aids. Una volta soddisfatti tali requisiti ci si sottopone ad un prelievo di sangue del tutto simile a quello che si effettua per una normale analisi. Su questo campione di sangue viene eseguita, in laboratorio, la cosiddetta tipizzazione HLA, cioè la determinazione molecolare degli antigeni leucocitari sopracitati. La tipizzazione viene inserita in un Registro regionale collegato ad un Registro nazionale (IBMDR) e ad un Registro internazionale (BMDW). Successivamente, se viene riscontrata una identità con un paziente in lista di attesa per un trapianto di midollo osseo, il donatore iscritto viene richiamato per essere sottoposto ad ulteriori esami di approfondimento della compatibilità, perché si può essere HLA identici, ma non necessariamente compatibili.


Come si dona il midollo osseo?
Il donatore risultato compatibile con un paziente in lista di attesa per un trapianto di midollo osseo si deve sottoporre, presso un centro specializzato, ad un prelievo di midollo osseo. Il prelievo viene effettuato mediante ripetute punture delle ossa del bacino a livello delle creste iliache. Trattandosi di punture dolorose, l'intervento avviene, di norma, in anestesia generale, ma può essere effettuata anche quella epidurale. Quella generale è comunque l'anestesia di elezione: ciò comporta la contemplazione e l'accettazione di quel rischio minimo legato all'anestesia stessa. Il prelievo dura, di solito, meno di un'ora. La quantità di midollo prelevata è in relazione al peso del ricevente ed è di norma compresa tra i 700 e i 1000 ml. La zona dove è avvenuto il prelievo può essere leggermente dolorante, ma il dolore scompare del tutto dopo tre giorni al massimo. Abitualmente il donatore viene dimesso il giorno successivo all'intervento. Il prelievo di midollo osseo non provoca alcuna carenza nel donatore: il midollo prelevato si ricostituisce nel giro di due o tre settimane. Poiché insieme alle cellule midollari viene prelevata anche una certa quantità di sangue, il donatore si deve sottoporre, una settimana prima della data fissata per il trapianto, al prelievo di due unità di sangue che gli saranno trasfuse dopo il prelievo di midollo, evitando il ricorso a trasfusioni esterne.


La leucoaferesi: una nuova possibilità di donazione
Gli studi dell'ultimo decennio hanno evidenziato la presenza di cellule staminali emopoietiche non solo nel midollo osseo, ma anche nel sangue placentare (utilizzato nei trapianti pediatrici con cordone ombelicale) e nel sangue periferico. La quantità di cellule presente nel sangue periferico però è estremamente limitata e non è sufficiente per effettuare il trapianto. Esistono, tuttavia, alcuni farmaci, denominati fattori di crescita emopoietici, in grado di far aumentare il numero delle cellule progenitrici e di favorirne la mobilizzazione, vale a dire il passaggio dal midollo osseo al sangue periferico. Tali farmaci vengono somministrati (con iniezioni sottocutanee) al donatore nei 4-5 giorni che precedono la raccolta delle cellule. La raccolta viene effettuata con la tecnica dell'aferesi, che attraverso i separatori cellulari, consente di prelevare dal sangue le cellule che interessano (i leucociti granulocitari) e restituire al donatore tutti gli altri componenti del suo sangue che non servono allo scopo. Gli effetti collaterali legati ai fattori di crescita sono solitamente cefalea, dolori ossei e mialgie. Tali effetti scompaiono con la sospensione del trattamento.La donazione con leucoaferesi è limitata ad alcune categorie di riceventi, quelli per i quali essa appare come la forma di donazione più clinicamente appropriata. Comunque, il donatore può scegliere a quale tipo di donazione sottoporsi.


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